Maestro, come nasce il programma che eseguirà a Torino?
Nasce da una collaborazione tra la casa discografica francese Aparté, il soprano Stéphanie Varnerin, l’Astrée-Gruppo cameristico della Montis Regalis e Bianca Maria Antolini, direttrice della Società Editrice di Musicologia che ci ha fatto scoprire queste belle cantate di Cesarini, la cui edizione critica è stata curata da Giacomo Sciommeri.

A quale brano è più affezionato e perché?
Alla Cantata “Già gli augelli canori” che narra la celebre vicenda di Arianna e del suo abbandono da parte di Teseo. Questa Cantata è particolarmente espressiva e toccante anche nei recitativi, che ben evidenziano i vari stati d’animo di Arianna, a volte furiosa, a volte disperata a volte languida, una variegata tavolozza di “affetti” resi in maniera estremamente efficace dal compositore.

Come è nata la collaborazione con la soprano Stéphanie Varnerin e quali sono state e/o saranno le principali tappe che vi vedranno insieme?
Con Stéphanie Varnerin abbiamo iniziato a lavorare due anni fa soprattutto sul repertorio vivaldiano. Abbiamo tenuto concerti in Italia, Francia, Sud America. Con il programma incentrato su Cesarini abbiamo già effettuato numerosi concerti in Italia: Palazzo del Quirinale e Chiesa di San Luigi dei Francesi a Roma,  Gaudete Festival, Festival Magie Baocche a Catania. Alla fine di marzo ritorneremo a Roma al Teatro Argentina per la Filarmonica Romana, con un programma ancora dedicato a Vivaldi e nell’estate-autunno 2017 riprenderemo il programma Cesarini in Francia e in Italia.

Come docente, secondo lei quali sono le doti principali che deve possedere un giovane che oggi intenda intraprendere la carriera di musicista professionista?
Deve possedere ovviamente molto talento musicale, ma anche grande intraprendenza e capacità di ideare e proporre programmi che attraggano ogni tipo di pubblico, anche quello che non frequenta abitualmente le sale da concerto. Per quanto riguarda il clavicembalo in particolare, per avere delle possibilità professionali concrete, bisogna maturare un’eccellente esperienza come”continuista” e amare molto la musica da camera.

All’estero – dove lei si esibisce regolarmente – è diversa la partecipazione dei giovani ai concerti di musica classica?
Potrei dire ancora una volta che all’estero vi è una maggiore attenzione e sensibilità nei confronti della musica classica e che le scuole ordinarie dedicano all’educazione musicale molto più tempo e applicano metodologie molto più efficaci di quanto avviene in Italia, questo è un fatto inoppugnabile. Anche all’estero però ci sono problemi ad attrarre i giovani nelle sale da concerto, dipende molto dal tipo di programma e di sala. In generale all’estero il pubblico è abitualmente  numeroso, noto però la presenza sistematica di parecchi giovani allievi di Conservatori e Istituzioni che si occupano di formazione musicale in generale, cosa che in Italia non è così evidente, pur con le ottime promozioni pensate da anni proprio per i giovani da tutte le istituzioni concertistiche italiane. Credo che in questa direzione bisognerà ancora impegnarsi a fondo.

Secondo lei perché i giovani non frequentano tanto la musica classica dal vivo? Che cosa potremmo fare in più noi organizzatori?
I giovani hanno oggi moltissimi interessi  e moltissime sollecitazioni che li distraggono e li rendono non particolarmente stimolati a frequentare sia le sale da concerto sia i teatri di prosa. Forse si può ulteriormente avvicinarli alla musica portandola a casa loro, vale a dire in luoghi inusuali e meno distanti (in senso lato) dalle loro abituali frequentazioni, lontano dall’ufficialità, con programmi divertenti che mettano insieme altre forme d’arte, come ad esempio la recitazione e la danza. Forse in questo modo si può far loro capire  quanto il linguaggio musicale possa essere attuale e compatibile con la loro sensibilità e i loro interessi culturali. Credo sia comunque molto difficile ottenere dei risultati tangibili nel breve e medio termine, penso però che tutti ci dovremo impegnare seriamente fin da oggi con una serie di proposte intelligenti e attraenti anche rispetto ai nuovi linguaggi a cui i giovani sono abituati.

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