Con Olivia Manescalchi e Sandro Zanchi costituite un team consolidato dopo il successo del precedente spettacolo Plof!, sempre commissionato dall’Unione Musicale… Come nasce ora l’idea di S.O.S. Natale in pericolo?
Con Olivia c’è innanzitutto un rapporto di profonda amicizia; ci conosciamo da molti anni e abbiamo lavorato insieme in moltissime occasioni. Quando mi è capitato di NON condividere con lei un qualche lavoro mi sono sentito, diciamo, come “incompleto”. Sandro è un ottimo artista che con estrema competenza, semplicità e ironia ci permette di giocare con la musica e il teatro. C’è un’ottima alchimia fra tutti noi e dato il successo di Plof!, abbiamo voluto continuare sulla stessa linea cercando di proporre una sorta di “sequel”; infatti  in SOS Natale in pericolo! ritroveremo alcuni personaggi già conosciuti e amati in Plof!. L’arte letteraria di Roddy Doyle, a cui si ispira lo spettacolo, è capace di divertire i bambini con estrema semplicità e con una grande fantasia.

In che modo nello spettacolo la musica interagisce con le parole e come sono stati scelti i brani che verranno suonati?
Il testo e l’interpretazione che ne facciamo Olivia e io suggeriscono un’atmosfera e Sandro ci propone delle soluzioni musicali rispetto a ciò che succede in quel momento. La maggior parte delle volte già la prima proposta è perfetta… e spesso anche la seconda, la terza e la quarta…!
Nel testo poi vengono descritti molti suoni e rumori e con Sandro ci divertiamo a sottolinearli e a giocarci attraverso il pianoforte.

Mettere in scena la musica aiuta ad ascoltarla meglio? O, viceversa, la musica permette di raccontare in maniera più avvincente (o più efficace) una storia?
Credo che la musica permetta di raccontare in modo più efficace la storia perché, come ho detto, suggerisce le atmosfere. Se in televisione cambiamo canale e senza vedere le immagini ascoltiamo la colonna sonora, “un qualcosa” ci dirà se quel film è una pellicola drammatica, dell’orrore o un cartone animato. Il potere evocativo della musica è incredibile.

Nella tua vita professionale hai lavorato anche molto per l’infanzia. Quali sono le opportunità per chi si rivolge a un pubblico di bambini? Quali i rischi?
Quando ci rivolgiamo ad un pubblico di bambini e ragazzi è molto importante che ciò che si racconta sia ben ponderato: bisogna fare molta attenzione a quale messaggio viene loro veicolato. Questo spettacolo permette ai bambini di avvicinarsi al teatro e alla musica in modo semplice e coinvolgente. Anzi… mi permetto di dare un consiglio agli insegnanti, soprattutto a quelli che lavorano con i ragazzi adolescenti: quando decidete di portare una classe a teatro, valutate bene cosa andare a vedere; per molti ragazzi si tratta della prima volta ed è quindi importante che l’imprinting sia piacevole altrimenti, molto probabilmente, sarà un pubblico che a teatro non andrà più.

Qual è il tuo rapporto personale con la musica? Ascolti anche musica classica?
La musica mi accompagna in molti momenti della giornata e spesso ha la capacità di cambiarmi l’umore. In questi ultimi anni ho lavorato molto all’opera: durante quasi tutto il periodo di prove la musica è suonata al pianoforte, e questo permette di conoscere molto bene tutte le arie e i passaggi musicali. Poi nella fase successiva di prove si unisce l’orchestra: sentire ottanta elementi che, dal vivo, suonano musica che si conosce molto bene è un’esperienza che auguro davvero a tutti!

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