Qual è stato (e qual è tutt’ora) il ruolo della musica nel tuo sviluppo personale?
La musica ha sempre ricoperto un ruolo fondamentale nella mia vita. Ho avuto la fortuna di crescere in una famiglia amante della musica che mi ha trasmesso questa passione. Avendo uno zio pianista e compositore, sin dai primi anni di vita mi sono avvicinato a questo strumento e all’età di 9 anni mi sono iscritto al Conservatorio di Torino. L’aver affiancato al percorso scolastico gli studi musicali mi ha aiutato molto a crescere come persona. Conoscere la musica, i compositori, i musicisti, le loro passioni e la loro sensibilità ti aiuta a conoscere l’uomo e in qualche modo a leggere te stesso.

Quando e perché hai scelto di diventare musicista? In alternativa che cosa avresti voluto fare?
Sin da quando frequentavo le elementari, ogni volta che mi chiedevano cosa avrei voluto fare da grande rispondevo, senza esitazione, che sarei diventato un pianista. Dopo il diploma di maturità ho dovuto confermare la scelta e valutare se proseguire anche con gli studi universitari. Non è stato facile, ma alla fine ho scelto di continuare a dedicarmi esclusivamente alla musica. Penso che siano veramente pochi i lavori in cui si ha la possibilità di fare tutti i giorni qualcosa di meraviglioso. È come intraprendere un viaggio che ti permette di scoprire sempre nuove cose o di guardare con occhi sempre nuovi cose già scoperte. Non ho mai seriamente immaginato alternative. Probabilmente avrei assecondato la mia inclinazione allo studio dell’informatica e della tecnologia.

A che punto è il tuo percorso di formazione? Che cosa desidereresti per il tuo futuro?
Mi sono diplomato l’anno scorso al Conservatorio di Torino sotto la guida di Claudio Voghera. Attualmente studio presso l’Accademia di Pinerolo con Gabriele Carcano e seguo diversi progetti di musica da camera a Torino. In futuro mi piacerebbe proseguire gli studi, anche attraverso esperienze all’estero o in ambienti musicali nuovi. Sicuramente mi attrae l’attività concertistica anche se non mi spiacerebbe proseguire un percorso cameristico.

Che cosa ti piace ascoltare?
Oltre alla musica classica, mi piace conoscere e ascoltare vari generi musicali, in particolare il pop e il rock.

Che cosa diresti a un tuo coetaneo per invitarlo a frequentare i concerti di musica classica?
Spesso si hanno molti pregiudizi riguardo la musica classica, ritenendola vecchia e lontana dai gusti odierni. Secondo me bisognerebbe prima di tutto avvicinarsi a essa, cercare di ascoltare un concerto per accostarsi a questo meraviglioso linguaggio che ha molto da dire anche alle nuove generazioni. La musica è un linguaggio universale, ma questo non significa che sia un linguaggio elementare. A un coetaneo direi che è come affrontare una scalata in montagna: devi essere disposto a desiderare la meta e a faticare per raggiungerla, però una volta raggiunte le alte quote puoi godere di un panorama che neanche immaginavi esistesse.

Che cosa rappresenta per te tenere un recital per un ente dalla lunga tradizione come l’Unione Musicale?
Avendo già suonato per l’Unione Musicale qualche anno fa, è per me un grande piacere e un onore tornare a esibirmi al Teatro Vittoria per una delle realtà musicali più attive e importanti nella città di Torino.

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