Quando hai capito che la musica avrebbe occupato una parte importante della tua vita?
«Non c’è stato un momento preciso. Mi sono accostato al mondo della musica dodici anni fa, considerandola inizialmente come un semplice passatempo, sebbene mi fossi dedicato sin da subito a uno studio costante e accurato, applicazione che mi ha fatto appassionare e che mi ha portato progressivamente ad affezionarmi a questa grande arte, la più nobile di tutte, secondo Nietzsche. La musica, nel suo mondo apparentemente esclusivo, se còlta nei suoi aspetti più profondi, mi avvicina agli altri mondi, offrendomi una visione completa dell’esistenza. È l’arte che più si avvicina all’immenso di Dio».

A che punto è il suo percorso di formazione? Che cosa desideri per il tuo futuro?
«Attualmente frequento il Triennio accademico presso il Conservatorio di Torino, ciclo di studi che completerò fra un anno e mezzo. Sento di dover maturare ancora molto, particolarmente a livello interpretativo, e sarà fondamentale per me percorrere questa via di crescita attraverso tutti i consigli che mi verranno resi dai grandi maestri, anche in occasione delle prossime masterclass e dei prossimi concorsi a cui parteciperò. Conosco le difficoltà a cui al giorno d’oggi un aspirante pianista va incontro, ma ho tanta voglia di mettermi in gioco, tanto entusiasmo nel percorrere la strada che ho scelto. Mi hanno insegnato ad avere fiducia nel futuro e a lottare e impegnarmi al massimo per ottenere ciò che desidero».

Qual è il momento più emozionante che ricordi del tuo percorso musicale?
«È difficile decidere. Mi sentirei di richiamare tutte le volte in cui, in occasioni e contesti più o meno importanti, mi sono esibito in pubblico, cosa che ho sempre amato e che spero di continuare a fare in futuro con assiduità. Ritengo che durante un concerto emerga appieno l’anima del musicista e che, suonando in pubblico, si possa trasmettere al meglio il messaggio di un’arte bellissima».

Che cosa diresti a un tuo coetaneo per invitarlo al tuo concerto?
«Non conosco nessun mio coetaneo cui non piaccia la musica in generale. Lo convincerei dell’importanza di provare direttamente e da vicino anche quest’esperienza, affinché goda di una visione completa di questo affascinante mondo, una visione pura e autentica».

 Intervista raccolta da Gabriella Gallafrio per l’Unione Musicale

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