Maestro, come nasce il programma che eseguirà a Torino?
Il programma racchiude composizioni a cui sono molto legato. Ciascuna ha il suo posto nella mia storia di pianista: Carnaval mi accompagna fin da quand’ero ragazzino, le altre opere invece sono arrivate successivamente, ma tutti sono brani che sento molto vicini sia dal punto di vista etico sia estetico, e funzionano molto bene insieme. I fili rossi che vedo sottesi all’interno del programma sono numerosi e vicini al mio modo di vedere la musica e la vita. Tra questi c’è il tema dell’infanzia, intesa come possibilità di avere uno sguardo puro sulla vita. Questo aspetto mi lega molto a Schumann, e non riguarda l’essere “childish”, infantile, quanto piuttosto il tentativo di mantenere uno sguardo di purezza interiore, etica, nei confronti dell’esistenza. Anche in Castiglioni la dimensione bambinesca è fondamentale a partire dalla sua calligrafia, ai suoi ricordi d’infanzia, ai profumi, alla canzonetta di compleanno racchiusa in Dulce refrigerium. Anche nei Quadri c’è una dimensione fiabesca che riguarda la fanciullezza. Certamente lo sguardo sull’infanzia, sulla natura, la dimensione teatrale (come maschera, come palcoscenico per una rappresentazione, ma anche come esposizione del proprio doppio) sono tematiche ricorrenti, che riguardano la musica ma anche l’ambito metafisico, filosofico, etico. Direi che quella in programma è tutta musica estremamente pura, sincera, senza nessuna affettazione.

A quale brano è più affezionato e perché?
Per me il pezzo di Castiglioni è speciale. Per chi come me ha studiato al Conservatorio di Milano, il primo rapporto con la musica di Castiglioni ha riguardato la sua stessa voce, così pungente e nasale, del tutto particolare. C’è una dimensione straordinariamente cristallina nella sua musica, alla quale sono molto affezionato. Dulce refrigerium si conclude con una frase, semplice e straordinaria al tempo stesso, scritta sullo spartito: “Ah rimanga il vecchio affetto a regnar nel vostro cuor”. Con una semplicità disarmante racchiudere un cosmo intero!

Ha avuto molti grandi maestri: qual è l’insegnamento più prezioso che ritiene di aver ricevuto (in ambito musicale)?
Ho avuto la fortuna enorme di studiare con grandi musicisti ma anche grandissime persone: il figlio di Schnabel, Leon Fleisher, Rosalyn Tureck… Se devo sintetizzare, l’insegnamento più prezioso è la fedeltà al testo, l’attenzione quasi maniacale al segno, e la volontà di provare a trasmettere un messaggio attraverso l’interpretazione del segno stesso. Ma è stato fondamentale soprattutto l’insegnamento etico: essere sinceri nei confronti della musica e non usarla, per quanto possibile, per l’esposizione del proprio ego, ma farsi tramite di un messaggio superiore. Questo è per me un seme d’oro che porto in una scatolina e cerco di “piantare” nei campi che sono i miei studenti, ai quali voglio trasmettere che la musica veicola messaggi. Per me questa dimensione etica della musica è molto importante!

Lei è un apprezzatissimo docente: quali sono le doti principali che deve possedere un giovane che oggi intenda intraprendere la carriera di musicista professionista?
Oltre alle doti naturali, deve avere una grande predisposizione al lavoro e già questo significa avere una predisposizione etica. Un altro tema che per me è importante trasmettere ai giovani è quello di avere una visione. Spesso ci si lamenta che le cose non vanno, che le strutture dedicate all’insegnamento della musica non funzionano, che non c’è abbastanza sostegno ai giovani, ma il sistema siamo noi e spetta a noi cambiarlo, sia educando i giovani sia cercando nuovi spazi in cui ci si possa trovare nella musica, ma in una dimensione diversa. Il cambiamento deve partire da noi, nella creazione di qualcosa di nuovo, nel portare la musica in modo diverso.

Anche in virtù della sua esperienza come Direttore Artistico della stagione “Primavera di Baggio”, quali sono le azioni più efficaci per attrarre nuovo pubblico (e in particolare i giovani) alla musica classica?
La “Primavera di Baggio” è nata quasi per caso, dalla volontà di portare la musica in un quartiere dove insegnava mia moglie (la pianista Tatiana Larionova ndr) e dove i ragazzini non avrebbero avuto la possibilità di ascoltare musica spostandosi in centro. Poi è diventata una specie di festa a cui partecipano anche altre associazioni. In questo festival noi portiamo la musica spiegandola, presentando programmi speciali – non necessariamente facili, perché suoniamo anche tanta musica contemporanea – e facendo vedere “perché” lo facciamo. L’amore per quello che stai facendo cambia anche la percezione del pubblico, che poi è disposto a seguirti anche sui percorsi più impervi. Noi cerchiamo di esporci non come sacerdoti della musica, non come missionari con doni divini, ma come filtranti di un messaggio d’amore.

Secondo lei che ruolo gioca la musica nello sviluppo di una persona, anche se non diventerà mai un musicista?
La musica può avere un ruolo primario. Nella formazione di una persona in crescita è veicolo di disciplina, di attenzione, di cultura del lavoro straordinario. Suonare uno strumento infatti ti restituisce banalmente il frutto del tuo lavoro: se hai lavorato bene percepirai in modo evidenti i risultati! Come in un qualunque lavoro artigianale, o nell’attività di un atleta. Le doti personali intervengono in uno stadio successivo; a chiunque (specialmente nella prima fase della vita) è consentito un approccio serio, interessante e soddisfacente alla musica. Il talento, la predisposizione e la scuola speciale saranno indispensabili per la carriera professionistica, ma tutti siamo immersi nei suoni. Quando questi suoni diventano un linguaggio che veicola un messaggio, anche solo conoscerlo dà la possibilità di far apprezzare maggiormente il bello, verso il quale tutti indistintamente siamo attratti. Conoscere un linguaggio che veicola così tanta bellezza è certamente un plusvalore!

Qual è il suo rapporto con i social media?
Ho un rapporto positivo, aperto, aproblematico. Uso Facebook regolarmente e definirei il mio rapporto semplice: non mi faccio troppe domande o cerco troppe risposte. Uso Facebook per informarmi e per ampliare le mie conoscenze, perché tra i profili dei alcuni dei miei amici ritrovo veri e propri saggi!

 

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