Bentornato a Torino! Possiamo dire che lei sia cresciuto all’Unione Musicale, prima come ascoltatore poi come interprete (i suoi primi concerti risalgono al 2011). Che cosa rappresenta tornare a esibirsi per il pubblico della propria città?
Sicuramente è sempre una grande emozione poter suonare per il pubblico della città dove ho studiato e incominciato uno dei percorsi più importanti della mia vita. Devo molto alla città di Torino per tutti gli insegnamenti e gli stimoli che mi ha donato. Poterci ritornare tutti gli anni mi permette di proporre sempre programmi ricchi di colori musicali, brani nuovi che mostrino le infinite possibilità tecniche-musicali delle diverse percussioni.

Come è cambiata la sua carriera dopo la vittoria nel 2015 al prestigioso Concorso ARD di Monaco di Baviera?
Dopo la vittoria dell’ARD mi si sono aperte delle porte molto importanti che sicuramente mi hanno dato la possibilità di spiccare come solista nell’ambito della musica colta.

In base alla sua esperienza personale, qual è il ruolo della musica nello sviluppo di un bambino?
Il ruolo della musica nello sviluppo di un bambino penso sia fondamentale, così come l’educazione nelle scuole. Come ben sappiamo, in qualsiasi ambito artistico-sportivo i talenti emergono in  giovane età ed è  fondamentale che vengano supportati, educati e motivati perché possano portare risultati eccellenti.

Che cosa direbbe a un suo coetaneo se dovesse convincerlo a comprare un biglietto per un concerto di musica classica?
A un mio coetaneo direi semplicemente di provare a partecipare ad un concerto dal vivo. Prima di generalizzare una qualsiasi esperienza penso che provarla personalmente sia il primo passo per amarla.

Una volta per un giovane musicista di talento l’unica possibilità di emergere era vincere un prestigioso concorso internazionale; oggi, nell’era digitale, a molti neo-virtuosi basta aprire un canale Youtube o un profilo Instagram per raggiungere immediatamente milioni di ascoltatori ottenendo grande visibilità, consenso e (spesso) contratti discografici. Secondo lei questo cambia in qualche modo la percezione che l’artista ha di se stesso, il valore della sua arte e il giudizio di pubblico e critica?
Sicuramente questo cambia la percezione dell’artista ma anche del pubblico. Ci sono sicuramente lati positivi e negativi purtroppo: oggi il mondo vive quasi solo sull’aspetto mediatico. Tutti noi sappiamo che questo mondo virtuale non sempre aiuta ad avere una propria percezione personale dell’argomento, in questo caso della musica. La velocità nel raggiungere la massa ha sicuramente un lato molto positivo e dà la possibilità di estendere la musica a un pubblico anche meno abituato all’ascolto. Se utilizzata in maniera cosciente, la tecnologia può anche aiutare l’educazione ed essere un ottimo strumento di comunicazione.

Intervista raccolta da Laura Brucalassi per l’Unione Musicale

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