Intervista a Olivia Manescalchi e Sandro Zanchi sullo spettacolo Plof!

Qual è il ruolo della musica nello spettacolo “Plof!”? Come avete scelto i brani che verranno suonati?
Olivia Manescalchi La musica accompagna la storia e aiuta i bambini a seguire la corrente delle emozioni. Per la scelta dei brani io e Giancarlo Judica Cordiglia ci siamo fidati ciecamente di Sandro Zanchi, che ha fatto un bellissimo lavoro.
Sandro Zanchi: La scelta dei brani eseguiti durante lo spettacolo “Plof!” è stata fatta a partire dal testo teatrale, con intenti diversi: sottolineare un’ambientazione ricorrente, caratterizzare un personaggio o uno stato d’animo, commentare un’azione scenica, esplicitare il suono/rumore descritto o suggerito dal testo.

Sandro, che esperienza è stata lavorare a uno spettacolo come “Plof!” per te che sei un musicista più legato all’ambito del concerto classico più tradizionale?
La preparazione di un concerto o di uno spettacolo richiede sempre un grande impegno personale a monte dell’esibizione: la particolarità di quest’esperienza sta nella maggior dinamicità del lavoro, nelle scelte repentine, fatte anche all’ultimo momento, per assecondare un’idea nuova che prende forma nell’esuberanza crescente delle prove finali. Così il programma musicale si modella in itinere, prima nell’incontro con il testo e poi con la messa in scena.

Olivia, qual è il tuo rapporto personale con la musica? Che cosa preferisci ascoltare?
Per me la musica non è mai solo un sottofondo: mi piace gustarmela e, se riesco, meglio dal vivo… momento in cui è ancora più potente. Cosa preferisco? Dipende dal mio stato d’animo

Secondo te Olivia, che ruolo gioca la musica nella crescita di un bambino?
Fondamentale… È un risveglio!

Olivia, nella tua vita professionale hai lavorato moltissimo per l’infanzia. Quali sono le opportunità per chi si rivolge a un pubblico di bambini? Quali i rischi?
Esagero? L’opportunità di provare a cambiare il mondo: i bambini sono il nostro futuro. Il rischio maggiore è che non è facile riuscirci.

Olivia, come attrice e registra realizzi anche moltissimi spettacoli per un pubblico adulto. Come cambia il tuo approccio quando progetti uno spettacolo per bambini?
Non cambia. È meraviglioso lavorare con i bambini: a volte capiscono decisamente meglio degli adulti… anzi spesso!

Secondo te Sandro, che cosa è utile per avvicinare i piccoli alla classica?
La musica cosiddetta “classica” ha apparentemente il limite di richiedere concentrazione e capacità d’ascolto per tempi lunghi, caratteristiche che raramente si incontrano in un bambino, sia pur curioso o addirittura dotato di un’inclinazione particolare per il mondo dei suoni. In realtà il limite è nella pretesa che non si possa rendere quella stessa musica, normalmente lunga e concettualmente impegnativa, più “digeribile”, preparando un pubblico di giovanissimi all’ascolto, creando in loro dei punti di riferimento (il suono degli strumenti, una melodia riconoscibile, un volto familiare sul palcoscenico); in fondo sono le stesse cose che rendono più facile l’esperienza del concerto anche per noi adulti, sebbene noi, a differenza dei bambini, ci preoccupiamo più di nascondere un eventuale sbadiglio.

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