Qual è stato (e qual è tutt’ora) il ruolo della musica nel tuo sviluppo personale?
La musica è – da quando fortunatamente l’ho incontrata – il motore della mia esistenza e spero che continui a esserlo anche in futuro. Grazie alla musica ho conosciuto un modo unico per poter raccontare me stesso, forse il modo più sincero che conosca poiché non ammette alcuna falsità: è uno specchio che lacera chi lo infrange. È un mondo sempre in movimento che ti lascia fluttuare nel passato e nello stesso tempo ti scaraventa nel futuro: in questo modo ho potuto conoscere le persone che camminano e crescono al mio fianco, le stesse persone che mi hanno insegnato che la musica non è solo arte, ma la vita stessa.

Quando e perché hai scelto di diventare musicista? In alternativa che cosa avresti voluto fare?
Credo di aver scelto di diventare musicista l’ultimo anno delle scuole medie, quando scappavo dalle lezioni di italiano e matematica per fare qualche ora in più di musica con altri compagni di altre classi. A quei tempi ancora suonavo il pianoforte per hobby, però capii che non avrei voluto studiare altro, così mi iscrissi al Liceo Musicale della mia città. Se non avessi fatto il musicista forse avrei voluto conoscere il mondo della medicina, anche se fin da piccolo tutti gli insegnanti mi chiamavano “avvocato delle cause perse”, forse avrei dovuto fare quello.

A che punto è il tuo percorso di formazione?
Quello in corso, presso il Conservatorio di Torino, sarà il mio ultimo anno di accademico di primo livello, quindi al momento so solo che il prossimo anno mi iscriverò al biennio. Per il mio futuro non so ancora esattamente cosa desidero, l’importante è che ci sia di mezzo sempre la musica! Sicuramente vorrei intraprendere la carriera di insegnante, siccome la scuola è sempre stata la mia seconda casa, però è ancora presto per dirlo.

Che cosa ti piace ascoltare?
Principalmente musica classica, in particolare Schumann e Schubert, anche se poi ascolto un po’ di tutto, soprattutto il genere sinfonico e cameristico. Ultimamente tuttavia, grazie a dei carissimi amici, ho riscoperto anche i grandi cantautori italiani come De Gregori, Tenco e Ciampi, adoro la loro poesia e adoro come la musica si accompagni a essa.

Che cosa diresti a un tuo coetaneo per invitarlo a frequentare i concerti di musica classica?
Come ho già detto, ho sempre avuto la fortuna di avere amici musicisti, quindi molto spesso erano loro a invitarmi. Però calandomi nella situazione, dovessi invitare un amico coetaneo, probabilmente direi: «Secondo te, perché vado a sentire per l’ennesima volta un concerto dove eseguono la stessa Sonata di Beethoven? Perché son grullo o perché ogni volta si presenta come nuova?» E se non fosse un mio amico, gli direi semplicemente di provare, perché non si può rimanere indifferenti alla bellezza.

Che cosa rappresenta per te tenere un recital per un ente dalla lunga tradizione come l’Unione Musicale?
Suonare per l’Unione Musicale è qualcosa di unico e pensare di essere nella stessa Stagione insieme ad artisti di livello internazionale è emozionante: fa paura ma allo stesso tempo non vedo l’ora di salire su quel palco. Avere la possibilità di mettersi alla prova con quello che speri possa essere la tua professione nel futuro è una possibilità veramente formidabile, soprattutto per chi, come me, è ancora studente in Conservatorio.

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