A colloquio con Chiara Musso, musicista che realizza i laboratori Ateliebebè

Nei laboratori Ateliebebè utilizzate la teoria di Edwin E. Gordon. Per chi non la conosce, quali sono i suoi punti di forza?
Il riferimento didattico di cui ci avvaliamo nel nostro operato è la pratica della Teoria dell’Apprendimento Musicale (Music Learning Theory), che raccoglie le osservazioni e le ricerche svolte dal Prof. Edwin E. Gordon in oltre quarant’anni d’esperienza nel campo dell’educazione musicale. Trattandosi di Teoria, non di metodo, essa necessita di un approccio pragmatico e sperimentale attraverso osservazioni continuative del lavoro con i bambini, al fine di avvalorarne le tesi e ricercare nuovi assunti che la determinino.
Il principale assunto della Music Learning Theory spiega come l’apprendimento musicale avvenga nel bambino in modo analogo all’apprendimento della lingua materna: ponendo attenzione alle modalità d’apprendimento linguistico, il bambino impara a parlare benché nessuno gliela abbia insegnato in modo formale, semplicemente ascoltando le comunicazioni verbali caratterizzanti il proprio ambiente di riferimento; le osservazioni che tutt’ora si svolgono in ambito educativo musicale, dunque, dimostrano quanto questo approccio informale valga anche nel consentire al bambino di sviluppare proprie competenze musicali: questo è il fondamentale punto di forza della prassi didattica gordoniana.

Quali sono gli obiettivi di questi laboratori “immersivi”?
L’obiettivo della Music Learning Theory di E. Gordon è senz’altro lo sviluppo della preziosa facoltà di ritenere nella mente i suoni anche quando non più fisicamente presenti: tale competenza è chiamata “Audiation” secondo un neologismo che incarna in se i concetti di “ascolto” e “movimento”, i due canali primari d’assorbimento del linguaggio musicale. Risulta pertanto di fondamentale importanza che il bambino venga esposto già in età prescolare a tanta musica varia, complessa, ripetuta, intervallata a periodi di silenzio: l’immersione in un ambiente ricco di stimoli musicali qualitativamente validi e interessanti è il presupposto fondamentale perché sia possibile già in età prescolare lo sviluppo del “pensiero musicale”. Il punto di forza della pratica gordonaiana è, a mio parere, l’interazione attraverso la “lingua della musica”, grazie alla quale l’adulto si pone come guida informale e modello d’apprendimento in “relazione” comunicativa con il bambino, lasciandosi guidare dal suo “essere musica” imminente: l’abbandono dell’intrattenimento in favore della presenza autentica in scambio affettivo-relazionale lascia scaturire le preziose e profonde competenze musicali in progress nel bambino, che assorbe man mano la sintassi musicale presente nel canto.
È fantastico poi ascoltare i racconti dei genitori che accompagnano i bimbi ad Ateliebebè e ai corsi che settimanalmente conduciamo, racconti di bimbi che inventano accompagnamenti, ripropongono pattern melodici o ritmici ascoltati a lezione, giocano e si esprimono attraverso il pensiero musicale in sviluppo progressivo e spontaneo. Nel mio lavoro quotidiano constato come la pratica della Music Learning Theory, lasci spazi: altro fondamentale obiettivo è permettere questi spazi di autentico ascolto, di consonanza nel silenzio, di scambio sensoriale attraverso la comunicazione musicale di relazione, invitandoci all’abbandono di quella moderna tendenza al “tutto pieno”. L’ascolto sensoriale del metterci in comunicazione attraverso contatto nel movimento percettivo del linguaggio musicale connette l’adulto alla continua sorpresa dell’osservare quella conoscenza in sviluppo propria dei bambini, che percepisco in questa forma come “Piccoli Maestri”.

Per la tua esperienza umana e professionale quale pensi che sia il ruolo della musica nella crescita di un bambino?
Il ruolo della musica nel percorso di crescita del bambino a mio parere ha una rilevanza fondamentale nei diversi ambiti della sua evoluzione: favorisce lo sviluppo percettivo e neuronale attraverso la relazione tra sensorialità percettiva e suono, guida all’ascolto come possibilità del lasciare accadere musicale ed espressivo, pone in contatto i bambini e gli adulti che vivono in gruppo l’esperienza della relazione musicale ponendo l’un l’altro quale modello d’apprendimento.
Recenti studi dimostrano quanto il potenziale d’apprendimento sia elevato dagli 0 ai 3-4 anni, per poi limitarsi fino a stabilizzarsi definitivamente intorno ai 9 anni; di conseguenza è importante permettere al bambino di scoprire lo sviluppo della propria attitudine musicale dalla più tenera età.
Nel mio lavoro quotidiano constato come la pratica della Music Learning Theory, lasci spazi: spazi di autentico ascolto, di consonanza nel silenzio, di scambio sensoriale attraverso la comunicazione musicale di relazione, invitandoci all’abbandono del “tutto pieno”.

Quali sono le opportunità per chi come voi si rivolge ad un “pubblico” di bambini? Quali i rischi?
Le opportunità del rivolgerci quotidianamente ad un “pubblico” di bambini sono molteplici: ho la sensazione di essere guidata da loro a fare esperienza autentica della comunicazione musicale nel qui-ed-ora, sorprendendomi sempre nell’osservare le competenze in sviluppo così pertinenti al contesto musicale. I bambini m’insegnano l’ascolto e la possibilità di dilatare i tempi della percezione sensoriale propria del linguaggio musicale: solo attraverso questi presupposti avviene l’ascolto e la comunicazione spontanea nella meraviglia della risonanza insieme alla voce in canto della mamma che si rende tramite musicale primario.
I rischi in cui si incorre nella prassi della Music Learning Theory risiedono a mio parere nella relazione con gli adulti accompagnatori, a cui si chiede molto: abbandonare le certezze del linguaggio verbale per lasciare che la voce in canto e il corpo in movimento diventino gli unici canali di comunicazione per e con i bambini può risultare un fenomeno estraneo alle abitudini del quotidiano. Noi conduttori abbiamo il compito di creare le condizioni di scambio didattico, ascolto reciproco e fiducia prima e dopo l’attività musicale, cosicché la pratica della comunicazione musicale gordoniana durante le lezioni si arricchisca di quelle possibilità di “lasciare accadere” che risiedono nel territorio del non-conosciuto sensoriale: da qui la meraviglia del lasciarci sorprendere dalle enormi competenze musicali dei bambini, che in questo modo sentono solidità di relazione autentica tramite i propri riferimenti affettivi primari (i genitori) immersi nella sensorialità della voce in canto in esplorazione della sintassi musicale nelle sue molteplici forme e sfumature.

Qual è il tuo rapporto personale con la musica? Che cosa preferisci ascoltare/eseguire?
Il mio rapporto con la musica ha origine fin da piccola, in famiglia: sentivo i miei genitori suonare e cantare ed era naturale per me esprimermi attraverso l’invenzione di melodie e l’esplorazione degli strumenti presenti in casa. Ho iniziato ad esibirmi in set acustici accompagnandomi alla chitarra nei primi anni 2000 in repertorio folk e  rock melodico, riadattando canzoni dei Corrs, Cramberries, Alanis Morissette, Bob Dylan, Joan Baez, Oasis. Ho studiato canto in diversi generi, dalla musica da camera al musical theatre; attualmente mi occupo di vocalità secondo il metodo Lichtenberg fondato da Gisela Rohmert. Ho ripreso a scrivere e tornerò a riproporre set acustici.

Quali brani musicali o quali compositori/cantautori ti piacevano particolarmente da bambino? E oggi?
Da bambina i miei genitori ascoltavano soprattutto cantautori italiani: sono cresciuta ascoltando cassette di Gino Paoli, Bruno Lauzi, Lucio Battisti, ma anche Toquino, Vinicius de Moraes, Tom Jobim.
Mi sono laureata in Dams con una tesi su Joan Baez e la sua vocalità mi ha portato a creare un ponte con le arie del belcanto settecentesco e a conoscere autori quali Händel, Vivaldi. Ho sempre creduto che la storia della musica sia caratterizzata dalla compenetrazione degli stili a seconda dei bisogni sociali presenti: questo è il motivo per il quale, nella mia ricerca sul suono, sperimento quante sfumature del variegato panorama musicale intrapreso e studiato siano presenti nella vocalità di relazione autentica per e con i bambini.

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