Qual è stato (e qual è tutt’ora) il ruolo della musica nel tuo sviluppo personale?
La musica arricchisce la mia vita da quando sono nata. Questo perché sono cresciuta in una famiglia di musicisti: mio padre è fagottista e mia madre cantante lirica. Quando ero bambina ho sempre pensato che la musica fosse un bellissimo gioco: “coloravo” le mie giornate suonando il pianoforte e inventando melodie. All’età di 10 anni, affascinata dal suono del violoncello, decisi di iniziare un nuovo percorso, ormai diventato il mio obiettivo principale. Con il tempo ho imparato che la musica ha il ruolo di unire le persone, di aprire la mente e ci insegna che cos’è la dedizione ma anche cos’è la gioia e la bellezza più pura e autentica.

Quando e perché hai scelto di diventare musicista? In alternativa che cosa avresti voluto fare?
Non c’è un momento preciso in cui ho deciso di diventare una musicista, preferisco dire che sia stato un percorso, un viaggio durato diversi anni in cui ho maturato questa idea anche grazie alle esperienze in orchestra e in diversi ensemble. Ho scelto di diventare una musicista perché quando suono mi diverto e ho la possibilità di creare un rapporto magico e di complicità sempre diverso con gli altri colleghi, per appassionare ed emozionare il pubblico.
In alternativa, dato che amo molto le arti figurative, mi sarebbe piaciuto studiare storia dell’arte all’università.

A che punto è il tuo percorso di formazione? Che cosa desidereresti per il tuo futuro?
Per quanto riguarda il mio percorso di formazione mi sono diplomata quest’anno al Conservatorio di Torino sotto la guida di Dario Destefano e tuttora mi sto perfezionando presso il Conservatorio della Svizzera Italiana con Johannes Goritzki per conseguire il Master of Arts in Music Performance.
In futuro mi piacerebbe proseguire gli studi in un’altra scuola di perfezionamento europea, preparare concorsi e dedicarmi alla musica da camera.

Che cosa ti piace ascoltare?
Quotidianamente ascolto molta musica classica, soprattutto Beethoven, e mi diverto ad ascoltare anche il Jazz, più nello specifico il Jazz Manouche, la musica francese dagli anni Trenta (in particolare Edith Piaf), le colonne sonore dei film, le rock band inglesi dagli Anni Sessanta…

Che cosa diresti a un tuo coetaneo per invitarlo a frequentare i concerti di musica classica?
Gli direi che assistere a un concerto di musica classica dal vivo è un’esperienza unica e rara: a differenza degli altri generi, a mio parere, essa è in grado di evocare infiniti mondi e molteplici emozioni contrastanti indispensabili per far maturare, migliorare, arricchire e completare un essere umano.

Che cosa rappresenta per te tenere un recital per un ente dalla lunga tradizione come l’Unione Musicale?
Poter suonare per un ente così prestigioso, per il quale hanno suonato molti dei musicisti che ammiro, è un grande onore e piacere. Ringrazio, infatti, coloro che mi hanno dato fiducia e mi hanno concesso questa opportunità.

Intervista raccolta da Gabriella Gallafrio per l’Unione Musicale

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