Qual è il ruolo della musica nello spettacolo Felicità di una stella?
In questo spettacolo la musica ha un ruolo fondamentale: direi che proprio dalla musica nasce la struttura narrativa. Ascoltando le musiche composte da Cecilia Chailly, nel 2007 ho iniziato a creare questo spettacolo, ispirandomi ai suoni dell’arpa, per raccontare quello che per me rappresentavano i bambini. Sulle armonie della musica si sono così messi a danzare i pennelli e le mani, creando disegni, segni e colori che hanno completato il quadro dello spettacolo.

Mettere in scena la musica aiuta ad ascoltarla meglio? O, viceversa, la musica permette di raccontare in maniera più avvincente (o più efficace) una storia?
Nella mia esperienza teatrale ho sempre usato tanta musica, andandola a cercare tra tutti i generi musicali possibili. La musica infonde allo spettacolo uno spessore e una qualità indispensabile per la buona riuscita di qualsiasi lavoro. Ma è molto importante anche sapere usare la musica con discrezione e saggezza, con ironia e leggerezza. La musica è parte integrante dello spettacolo e quindi il pubblico deve prestare uguale attenzione all’esecuzione musicale che alla rappresentazione visiva o narrativa. È molto importante che il pubblico sia educato all’ascolto musicale e che sappia scindere il brusio continuo e assordante che inquina quotidianamente il nostro udito, da quello che è un linguaggio che aiuta a capire e a migliorare la vita e lo spirito.

Perché ha scelto di dedicarsi al teatro per l’infanzia? Come si può descrivere l’emozione di avere un pubblico di bambini?
Ho da sempre lavorato per i bambini e per l’infanzia perché è il pubblico più vero a cui ci si può rivolgere. I bambini non mentono e sanno apprezzare se proponi loro cose anche ardite o complesse. Non hanno filtri o pregiudizi e quindi con loro si può sperimentare e affrontare i più diversi linguaggi.
L’emozione di stare davanti ad un pubblico di bambini è sempre diversa, perché il pubblico dei bambini è sempre molto imprevedibile. Ogni spettacolo è una sfida e il risultato non è mai certo!

Generazioni di bambini crescono guardando cartoni animati che usano la musica classica, ma spesso non sanno neppure di averli ascoltati… Come favorire il contatto di bambini e ragazzi con la classica e con l’arte in generale?
Il problema dell’educazione all’ascolto, come dicevo precedentemente, è uno dei problemi più importanti da affrontare. I bambini e comunque tutti noi generalmente, siamo bombardati da musica e da suoni che provengono da ogni parte e l’orecchio si sofferma raramente ad ascoltare qualcosa in particolare. Con i bambini occorre far si che l’ascolto musicale sia ben definito e chiaro. Occorre però che anche gli adulti, che sono accanto ai bambini (educatori, insegnanti o genitori), siano capaci di spiegare ed educare all’ascolto. I bambini sono straordinari per la loro capacità di apprendimento, ma noi adulti dobbiamo saperli guidare. I bambini sono quello che noi siamo, se li educhiamo alla guerra saranno guerra, se li educhiamo alla musica saranno musica…. Chiaramente nella complessità della vita e del mondo in cui viviamo attualmente, gli stimoli sono innumerevoli, sta a noi adulti saperli indirizzare e quindi ancora una volta siamo noi adulti responsabili.

Secondo lei, come cambia l’approccio alla musica e al teatro nell’era digitale, in cui la fruizione dei contenuti è estremamente veloce? Ha ancora senso partecipare a una performance o a un concerto dal vivo?
Lo spettacolo dal vivo sta effettivamente perdendo terreno rispetto ad altre forme di intrattenimento più veloci, soprattutto molto meno impegnative e costose. La cultura in generale richiede inoltre uno sforzo, un lavoro e un tempo che si tende sempre più ad abbandonare. Le risorse per gli spettacoli dal vivo sono sempre minori e le spese e l’impegno organizzativo è sempre più alto. Purtroppo questa situazione non aiuta la promozione e la consuetudine ad andare a teatro o in una sala da concerto. Lo spettacolo dal vivo però ha un valore che nessun altro mezzo digitale può sostituire, quindi credo sia indispensabile e doveroso per tutti noi che ci occupiamo di musica, di danza, di teatro, di acrobatica…. non perdiamo la voglia di portare il pubblico nelle sale e nei teatri!

Intervista raccolta da Laura Brucalassi per l’Unione Musicale

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