La tradizione musicale mongola ha corso il rischio idi essere perduta anche perché in molti casi non è stata registrata e si sono perse testimonianze importanti. Quali metodi avete seguito per ricostruirla (testimonianze orali o testi scritti…)? Come si procede oggi nella conservazione?
Per proteggere una tradizione che ha corso il rischio di andatre perduta credo che esistano due metodi particolarmente efficaci che debbono essere messi in atto contemporaneamente: incoraggiare gli studi nel settore e fare sì che vi siano studenti che apprendono da coloro che conservano la tradizione; la tradizione musicale va inoltre raccolta e schedata, e il sistema migliore è la registrazione audio-video, in particolare delle performances di coloro che oggi sono gli eredi di questa tradizione, in modo tale da conservare anche i timbri e i toni delle interpretazioni, oltre alle caratteristiche peculiari delle diverse melodie.

I giovani conoscono e amano questa musica? Chi fa parte solitamente del vostro pubblico?
Oggi i giovani che si avvicinano in modo professionale agli studi musicali conoscono questa musica almeno in parte; la gente comune ha soltanto qualche informazione, per esempio su xöömej, il tatlag (termine generico per la musica eseguita con strumenti quali il morin khuur e l’ikhel -n.d.t.-), il bieleg (un tipo di musica che accompagnava la cosiddetta “danza delle spalle”- n.d.t.). I cultori di questa musica, in linea di massima, sono soprattutto insegnanti e studenti di musica, nonché gli appassionati di musiche della tradizione popolare. Speriamo in futuro di riuscire a raggiungere un pubblico più vasto, anche oltre questo ambito.

Questa musica influenza gruppi giovanili e band che si muovono nel mondo della musica giovanile o rimane confinata nel mondo della “tradizione”?
Per quanto ne so, il xöömej, ad esempio, o musiche di questo tipo sono state utilizzate in tempi relativamente lontani nel cinema, accompagnando immagini di natura sconfinata e di grandi praterie. Io spero che vi sia una maggiore attenzione nel preservare e trasmettere la tradizione originaria. Nel contempo esistono effettivamente dei gruppi giovanili che tentano attivamente di inglobare la tradizione nella propria musica, anche per cercare vie espressive nuove e nuove modalità di sviluppo della loro arte. Questi due fenomeni non sono in contraddizione e debbono coesistere. È una questione, questa, che merita attenzione da parte di tutti!

Intervista raccolta da Laura Brucalassi per l’Unione Musicale – Traduzione della prof.ssa Stefania Stafutti

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