mercoledì 28 marzo 2018 – ore 21
Torino, Conservatorio Giuseppe Verdi
serie dispari

Quartetto di Cremona

Cristiano Gualco – Paolo Andreoli – Simone Gramaglia – Giovanni Scaglione

Anton Webern (1883-1945)
Lagsamer Satz

 Franz Joseph Haydn (1732-1809)
Quartetto in sol maggiore op. 77 n. 1 Hob. III n. 81

 Franz Schubert (1797-1828)
Quartetto in sol maggiore op. 161 D. 887

 

«Apprezzato a livello internazionale per il suono estremamente maturo e lirico» (The Strad), il Quartetto di Cremona ritorna a Torino nella stagione dell’Unione Musicale (mercoledì 28 marzo 2018, Conservatorio Giuseppe Verdi – ore 21) dopo essersi recentemente aggiudicato due prestigiosissimi premi nel mondo della musica da camera: l’Echo Klassik 2017 (primo quartetto italiano) e l’International Classical Music Award (ICMA) 2018 che vanno ad aggiungere riconoscimenti alla già pluripremiata incisione dei Quartetti di Beethoven.
«La registrazione dell’integrale dei Quartetti di Beethoven è stata per noi una prova importante e un’esperienza indimenticabile – ha commentato il primo violino Cristiano Gualco in una recente intervista in esclusiva per l’Unione Musicale –. Ci fa un grande piacere che il nostro impegno sia riconosciuto ed è successo soprattutto con l’Echo Klassik […] premio tedesco attribuito a un ensemble italiano che interpreta la musica del maggiore compositore tedesco. Al di là di questo, i critici più intransigenti sul nostro lavoro spesso siamo noi stessi, e quindi continuiamo il nostro studio basato sull’umiltà di fronte ai grandi capolavori».
L’Unione Musicale si è aggiudicata una delle poche tappe italiane del Quartetto, che nei giorni precedenti al concerto di Torino è in tournée in Danimarca e il giorno successivo parte per gli Stati Uniti, per poi esibirsi a Londra e in Germania.
A Torino il Cremona suonerà il “Paganini Quartet” di Antonio Stradivari, il set di strumenti ad arco appartenuti al celebre virtuoso e costruiti da Antonio Stradivari. Testimonial del progetto internazionale “Friends of Stradivari”, il Quartetto di Cremona è il primo ensemble italiano a ricevere in prestito dalla Nippon Music Foundation questi strumenti, che in passato andati in dote al Quartetto Hagen e al Quartetto di Tokyo.

Riconosciuto come una delle realtà cameristiche più interessanti a livello internazionale, erede del grande Quartetto Italiano, secondo il BBC Music Magazine il Quartetto di Cremona «trasuda energia e slancio fenomenali». Il programma che affronterà prevede tre capisaldi del repertorio per quartetto d’archi, che hanno in comune la caratteristica di rappresentare per i loro autori chiavi di volta, opere radicate nella consapevolezza del passato ma tese verso il futuro: «Sono tutti brani – ha dichiarato Cristiano Gualco – ai quali siamo affezionati  per motivi diversi. Il Langsamer Satz di Webern in particolare è uno dei primi pezzi che abbiamo suonato sull’onda dell’entusiasmo dell’ascolto di una registrazione del Quartetto Italiano».
In una manciata di minuti (circa dieci) Langsamer Satz contiene tutto un mondo in continuo fermento, la fine di un’epoca e la sua rinascita su quelle ceneri. Capace di esprimere un gran numero di emozioni, dallo struggimento, al tormento drammatico fino al tranquillo epilogo, Langsamer Satz è una “istantanea” del momento di trapasso dalle forme tradizionali dell’Ottocento alle nuove strutture che saranno alla base della musica del Novecento. Infatti Webern, perfettamente consapevole dell’eredità del passato, utilizza qui temi melodici e armonie ben identificabili, ma ne fa un uso decisamente nuovo: la musica, anziché convergere sempre verso un punto di riferimento saldo e certo (come accade nella musica tonale) spinge continuamente verso direzioni inaspettate.

Se la vasta produzione quartettistica di Haydn ha stabilito il modello definitivo del quartetto, bisogna anche dire che nessuno come lui ha messo così tanto in discussione ogni forma precostituita e in particolare la forma-sonata.
Questo aspetto è particolarmente evidente nelle composizioni dell’ultimo periodo, tra le quali i due Quartetti op. 77, che contengono elementi o modalità di scrittura che rinnovano fortemente la struttura quartettistica: nuove relazioni tra tonalità, la sostituzione della forma sonata con le variazioni…

Pagina a lungo meditata ma poi composta di getto in una decina di giorni, nel giugno del 1826, il Quartetto in sol maggiore, l’ultimo dei 15 Quartetti per archi di Schubert, non solo è il più lungo in assoluto ma anche il più straordinario e profetico. Alcuni tratti comuni legano i quattro tempi e caratterizzano l’opera già al primo ascolto: innanzi tutto la scrittura densa e complessa, che conferisce alla pagina una sonorità quasi orchestrale. Poi la condotta armonica molto movimentata, che lascia l’ascoltatore in uno stato di perenne incertezza. La scelta della limpida tonalità di sol maggiore, rara nell’autore, viene infatti contraddetta fin dalle prime battute con frequenti passaggi a più malinconiche tonalità minori. Infine è peculiare di questo Quartetto la presenza dominante del violoncello, la cui calda voce definisce il colore complessivo del Quartetto.

L’intervista rilasciata in esclusiva per l’Unione Musicale da Cristiano Gualco, primo violino del Quartetto di Cremona, può essere consultata alla pagina http://www.unionemusicale.it/intervista-esclusiva-al-quartetto-di-cremona-2/

 

poltrone numerate, euro 30
in vendita online e presso la biglietteria di Unione Musicale

ingressi, euro 20 e riduzioni per i giovani fino a 21 anni
in vendita il giorno del concerto presso il Conservatorio dalle ore 20.30

BIGLIETTERIA
Unione Musicale, piazza Castello 29 – 101023 Torino
tel. 011 566 98 11 – info@unionemusicale.it
orario: martedì e mercoledì 12.30-17 – giovedì e venerdì 10.30-14.30

 

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