Qual è stato (e qual è tuttora) il ruolo della musica nel tuo sviluppo personale?
Per quanto mi riguarda, la musica è sempre stata presente nella mia vita fin da quando ero bambino. Ho iniziato a studiare pianoforte all’età di 6 anni, a utilizzare la voce in un coro a 8, e ho sempre più preso coscienza del desiderio di avere per tutta la vita la musica con me, prendendo poi la decisione di entrare in Conservatorio (prima a Milano, frequentando anche il Liceo Musicale, e poi a Torino). Quel desiderio non si è ancora affievolito, anzi è in continua evoluzione. Non c’è modo di stare fermo, c’è sempre qualcosa di nuovo da imparare, sia sul campo sia sul tuo modo di porti di fronte a questo lavoro, su come lo vivi e come reagisci. Questo è personalmente molto stimolante, perché impari anche a conoscerti più a fondo.

Quando e perché hai scelto di diventare un musicista professionista?
Non c’è un momento preciso. È stata un’evoluzione quasi naturale dopo il percorso fatto e che ho deciso di intraprendere. Nel momento in cui ho voluto sempre più vivere e fare mio il mestiere del musicista, in particolare del mondo legato alla voce, sono arrivato al desiderio di mettermi sempre più in gioco e di fare sempre meglio. Fare il musicista è un lavoro impegnativo se lo vivi a 360°, e per essere un musicista completo sento di dover passare da questo punto fondamentale. Non che questo step sia scontato per tutti: ognuno ha il suo percorso.

A che punto è il tuo percorso di formazione? Che cosa desidereresti per il tuo futuro di musicista?
Ho terminato gli studi in Conservatorio a Torino (Musica Vocale da Camera, nella classe del maestro Erik Battaglia) nel marzo 2017. Diciamo che le basi per fare musica le ho, adesso bisogna affinare e migliorare il mestiere. Mi piacerebbe continuare a fare questo lavoro nella vita, a qualsiasi livello, perché è anche una passione, ormai parte di me. Solo così penso di poter avere e dare soddisfazioni. Avere perché è sempre una soddisfazione personale poter fare del bene e del bello. Dare perché credo sia importante lasciare qualcosa a chi verrà ad ascoltarmi e mi sento responsabile del tempo e del benessere di queste persone.

Che cosa ti piace ascoltare?
Non escludo nulla. Sono molto curioso ed è difficile che mi soffermi solo su alcuni generi. Se proprio devo scegliere, preferisco lasciare al caso (come il “riproduttore casuale” di un iPod). Ogni genere musicale ti lascia qualcosa, sempre diverso, e credo che proprio questo sia il bello. Non sto a fare l’elenco, altrimenti non finirebbe più: se volete posso passarvi il mio iPod! 

Che cosa diresti a un tuo coetaneo per invitarlo a frequentare i concerti di musica classica?
Domanda difficile, perché ognuno ha le sue esperienze che lo portano ad avere gusti personali. Credo che, in generale, consiglierei di essere curioso, di viverla come un’esperienza che ti lascerà qualcosa: sentimenti positivi ma, può capitare, anche sentimenti tristi… A questa persona direi di non convincersi a priori che la musica classica possa non piacergli, perché la musica non è solo ciò che senti, ma anche… ciò che vedi. E vedere un musicista fare il suo lavoro può essere davvero sorprendente!

Intervista raccolta da Laura Brucalassi per l’Unione Musicale

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