Quali sono le fonti di ispirazione del nuovo spettacolo Azzurra come la neve?
Azzurra come la neve è una prima assoluta, e ci stiamo lavorando da molti mesi con grande impegno. Quando abbiamo iniziato non sapevamo come si sarebbe chiamato lo spettacolo, non avevamo una trama da raccontare, ma volevamo che avesse delle caratteristiche ben precise. Doveva essere una storia importante rivolta ai bambini; doveva far pensare ma non essere cupa; parlare in modo lieve di diversità e uguaglianza; non trattare vicende troppo reali ma neanche tanto lontane da sembrare non riguardarci; essere poetica, profonda ma leggera, coinvolgente, a tratti allegra e sempre avvincente.
In effetti avevamo parecchie pretese! Ma d’altronde, se devi costruire uno spettacolo da zero inventando tutto ma proprio tutto, storia, testo, musiche e quant’altro, perché limitarsi?
Così abbiamo iniziato a cercare spunti che potessero ispirarci, e dopo un po’ siamo arrivati alla leggenda medioevale di Azzurrina che racconta della nascita di una bambina albina.
Siccome gli albini durante il Medioevo venivano visti con diffidenza, la mamma di Azzurrina le tingeva i capelli di nero. La tinta però faticava a tenere e si scoloriva donando alla bambina capelli con riflessi azzurri; da qui il soprannome. Così abbiamo deciso che la nostra protagonista avrebbe avuto lo stesso problema e che sua madre avrebbe adottato la stessa soluzione per nasconderlo. L’abbiamo chiamata Azzurra invece di Azzurrina, per evocare la leggenda e contemporaneamente discostarcene.
Poi abbiamo scritto una storia completamente nuova, diversa dal racconto medioevale. Ci abbiamo messo dentro elementi comuni, come la famiglia, gli amici, la libertà, l’avventura, e altri insoliti per renderla originale.
Volevamo essere profondi ma anche divertire, appassionare e far sognare, così abbiamo cercato nella letteratura per l’infanzia e l’adolescenza opere basate su queste caratteristiche. Non perché ci dicessero cosa raccontare, ma perché ci ispirassero sul come farlo! Abbiamo vagliato riferimenti tra libri, opere pittoriche, animazioni, illustrazioni e fumetti, scoprendo la bella versione della leggenda di Azzurrina di Angela Nanetti illustrata da Octavia Monaco, analizzando opere fumettistiche avvincenti, poetiche e riflessive come I kill giants di Joe Kelly e Ken Niimura, film come Inside out, Your name di Shinkai o Si alza il vento di Miyazaki. Insomma, ci siamo fatti guidare da artisti, sceneggiatori e illustratori che hanno saputo trovare una mediazione vincente tra vicende profonde esposte in modo intelligente e storie dinamiche, avventurose e coinvolgenti. Questi riferimenti ci hanno aiutato a capire come raccontare, ci sono serviti da maestri per sviluppare una nostra narrazione originale ed espressiva.

Come in altri tuoi lavori si parte da una storia antica per trattare temi attuali… Quali in particolare?
Quello che ci affascinava della leggenda di Azzurrina era il fatto che la protagonista venisse isolata per il proprio “biancore”. Essere giudicati per il colore della pelle è una dinamica tipica del razzismo, ma il caso di Azzurrina è originale. La sua pelle non è nera o gialla, ma bianca come quella degli altri. Nonostante questo il problema è proprio il colore bianco, nella pelle come nei capelli.
Il bianco della nostra Azzurra come la neve è “troppo” e “troppo bianco”. Volevamo usare questa particolarità per far capire ai bambini che il problema non è essere bianchi o neri, e che a volte basta un qualunque piccolo pretesto, un attributo insignificante che viene interpretato nel modo sbagliato, per essere visti con diffidenza e presi di mira. E siccome la discriminazione è legata a doppia mandata all’ignoranza, abbiamo ambientato la trama a inizio Novecento, quando la scuola si è allungata diventando obbligatoria fino ai 12 anni, perché volevamo parlare anche di alfabetizzazione e istruzione. Così Azzurra come la neve è diventata una storia sulla diversità raccontata ai bambini, e contemporaneamente un racconto su accoglienza, amicizia, famiglia, istruzione e libertà.

Secondo te anche bambini molto piccoli possono essere efficacemente sensibilizzati su argomenti così delicati?
Tempo fa il filosofo Umberto Galimberti durante una conferenza disse: “Occorrono insegnanti affascinanti”. Quel discorso fece discutere ma, a prescindere dalle polemiche, è vero che se uno studente trova affascinante una lezione ne capisce i contenuti con più facilità. Per me, una delle possibili visioni del teatro, in particolare se rivolto all’infanzia, è quella di pensarlo come un efficace mezzo educativo. In questo senso, lo spettacolo può essere un “insegnante” davvero carismatico capace di trasmettere contenuti impegnativi, a patto che la messa in scena sia coinvolgente, interessante e accattivante.
Nel caso degli argomenti trattati in Azzurra come la neve poi, la questione è semplice. I bambini si occupano continuamente del rapporto con l’altro, di accoglienza e integrazione. Sin dalle scuole materne essi imparano a interagire e a inserirsi in una comunità. Il rapporto con i compagni, spesso di diversa cultura, è quotidiano: i bambini giornalmente lo affrontano, lo comprendono e lo risolvono. La scuola materna, se ci pensiamo, è basata proprio sullo sviluppo degli apprendimenti del vivere in gruppo e della socializzazione.
Quindi i bambini, in realtà, sono alle prese con questo tipo di questioni molto più spesso che gli adulti. Per noi parlare di diversità significa seguire dibattiti televisivi o leggere articoli di giornale. Cose complicate che certo sarebbe difficile spiegare a un bimbo. Ma lo sarebbe non l’argomento in sé, piuttosto il modo adulto di affrontare la questione, che spesso è intriso di politica o mischiato ad altre problematiche sociali ed economiche, talvolta depistanti. I bambini, invece, hanno chiaro il nocciolo: la discriminazione e l’accoglienza, quella dei fatti, la conoscono benissimo, la capiscono senza problemi e la vivono ogni giorno.

Che trovate avete inventato per la messa in scena?
La storia di Azzurra è ambientata tra monti innevati, boschi, un piccolo villaggio e una grande casa; luoghi tra i quali la ragazza si muove sola o assieme ad altri personaggi. Per rappresentare tutto questo abbiamo scelto un teatro basato sull’originalità delle idee, che contemporaneamente non rinunci alla forza degli interpreti. Così, accanto alle consuete tecniche di narrazione e recitazione, abbiamo collocato mezzi inusuali come proiezioni ottenute tramite riprese dal vivo di oggetti, giocattoli, scenografie e altri elementi scenici.
L’abitazione di Azzurra, ad esempio, è rappresentata da una casetta per le bambole. Nelle stanze della casa, ripresi e proiettati, si muovono pupazzi e sagome realizzati dalla pittrice e scenografa Simona Balma Mion, alla quale è stata commissionata anche la creazione degli altri luoghi della storia. Gli interpreti svolgono il ruolo di narratori recitando, manipolando figurini e oggetti, producendo le riprese video e la musica. Infine, allo scenotecnico Damiano Gusmeroli sono stati commissionati pannelli componibili, da usare come superficie da proiezione, ispirati al gioco infantile dei mattoncini da costruzione. Mezzi che speriamo originali, creati per rievocare gli ambienti suggestivi e raccontare la vicenda con un taglio poetico che sia anche divertente, accattivante e dinamico.

Che ruolo ha la musica nello spettacolo?
Si tratta di uno spettacolo musicale, dunque le musiche, originali e composte per l’occasione, sono importantissime. Percorrono tutto lo spettacolo avendo più funzioni e vengono eseguite dal vivo sul palco.
In questo lavoro io suono vari strumenti musicali, vi sono canzoni, momenti strumentali, scene di movimento e parlate costruite su musica, attimi di sospensione e brani incalzanti per i momenti drammaturgicamente più vivi. La musica accompagna l’intero spettacolo e l’esecuzione fa parte dei molti compiti affidati agli interpreti andando ad arricchire la performance generale degli attori.
Oltre agli strumenti acustici di origine classica (come oboe o pianoforte), utilizzo in scena anche un poco di computer ed elettronica, per arricchire l’esecuzione e aumentare le possibilità della polifonia (ad esempio registrando delle melodie per poi usarle subito dopo come accompagnamento).
Per quanto riguarda lo stile, è in parte derivato da ispirazioni infantili (per esempio nell’uso tra gli strumenti di metallofoni giocattolo) e sviluppato con la tecnica dei Leitmotiv, temi che descrivono un personaggio o una situazione e che ritornano periodicamente ma presentati in modo diverso o suonati da differenti strumenti.

Intervista raccolta da Gabriella Gallafrio per l’Unione Musicale

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