Vittoria, i laboratori Ateliebebè sono rivolti a bambini piccolissimi, fin dai primi mesi di vita. Ma siamo proprio sicuri che bimbi così piccoli siano ricettivi?
Assolutamente certi!
Già nel pancione il feto è immerso in un universo sonoro che percepisce fin da subito attraverso un dialogo tonico (ovvero un passaggio di tono muscolare) con la madre e dal quinto mese grazie allo sviluppo dell’orecchio interno. La fase più feconda del suo processo cognitivo va proprio dal periodo prenatale ai 18 mesi di vita, arco di tempo in cui si registra il picco più intenso di connessioni sinaptiche nella corteccia cerebrale.

Che scopo ha questo tipo di esperienza per un bambino piccolissimo?
E’ una preziosa opportunità per elaborare un proprio vocabolario di ascolto musicale: tutti nasciamo con un certo grado di attitudine musicale che evolve e si stabilizza all’età di circa 9 anni, il suo sviluppo sta alle scelte educative di chi ci alleva ed è influenzato dalla qualità di ciò che si ascolta.
L’esposizione molto precoce ad un contesto musicale ricco ed interessante ha un valore inestimabile perché coglie il bambino nella sua fase di maggior assorbimento.

Come cambia la risposta agli stimoli sonori dagli 0 ai 2 anni?
Nei primissimi mesi di vita l’ascolto è più estatico, lo sguardo rapito ed il viso si allarga di stupore, siamo allo stadio iniziale di acculturazione in cui il bambino riceve cultura musicale attraverso una guida informale.
Intorno al primo anno agli stimoli sonori seguono risposte casuali, involontarie reazioni all’immobilità concentrata dell’assorbimento: il piccolo si muove e vocalizza ma senza relazionarsi ai suoni musicali presenti nell’ambiente.
Verso l’anno e mezzo compaiono le prime risposte intenzionali, il bambino vuole interagire con lo stimolo musicale dell’adulto e cerca di correlare i movimenti e le vocalizzazioni alle melodie ed ai ritmi percepiti.

La condivisione del momento del laboratorio tra bebè e genitore che risvolti (ricadute) ha sulla percezione del bambino? Fa bene anche al genitore?
La condivisione è ciò che rende possibile l’ascolto. Ciascuno assorbe ed apprende solo attraverso la relazione con l’altro da sè, dunque il laboratorio è un momento che richiede ed allo stesso tempo agevola una presenza reale da parte di tutti i partecipanti. Per i bambini la posta in gioco è facile, non possono far altro che essere, totalmente ed in qualsiasi istante. Per gli adulti il biglietto d’entrata è meno scontato perché obbliga ad un confronto col non-fare. Scomparso nella frenesia del quotidiano, temuto in attese da riempire per forza, rimosso come lusso un po’ naïf, in Ateliebebè il non-fare si insinua scaltro fra canti, sorrisi, sguardi, silenzi, espressioni, ritmi, voci..  e ci sorprende con la sua potenza umana e rasserenante, ci solleva ed emoziona, provare per credere!

Quali sono i segnali da cui un genitore può percepire l’effettiva risposta di un bebè a un’esperienza di questo tipo?
Immagino e mi auguro che nel momento stesso in cui si diventa genitori vengano fornite antenne speciali che facciano da radar per comprendere i bisogni del bambino e captarne i segnali più criptici! Se così non fosse allora credo ci si possa affidare ad un sano intuito, che di solito fa centro senza bisogno di conferme dall’effettivo  ponderabile.
I bambini da 0 a 2 anni partecipano più attivamente di chiunque ad Ateliebebè ma a quell’età hanno scarsa coscienza dell’ambiente circostante e dunque anche delle briciole da seminare per essere raggiunti. Loro ci sono, il percorso lo devono creare gli adulti: chi li ha accompagnati a teatro e chi conduce il laboratorio. I primi sono i riferimenti di sempre e fanno da esempio, in questo contesto se entrano nel flusso della musica con fiducia e piacere saranno rispecchiati dai loro piccoli con altrettanta serenità. Chi, come me ed i miei colleghi musicisti, fa da guida ha il compito di indicare con consapevolezza la destinazione ed illuminare il tragitto con sensibilità e massima cura di tutti gli aspetti, da quello imprescindibile musicale a quel che riguarda le delicate dinamiche relazionali. Il viaggio sorprende ogni volta con nuove tappe e lascia margini morbidi all’ascolto e all’improvvisazione: noi grandi continuiamo a credere di aprire la strada ma le scorciatoie più incredibili le intuiscono i bambini… e ci seminano sempre!

Intervista raccolta da Laura Brucalassi per l’Unione Musicale

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