domenica 18 novembre 2018 – ore 16.30
Teatro Vittoria, via Gramsci 4 – Torino
serie didomenica

Antje Weithaas violino
Thomas Hoppe pianoforte

 Johannes Brahms (1833-1897)
Sonata in la maggiore op. 100 (Thunersonate)

 Leoš Janáček (1854-1928)
Sonata per violino e pianoforte

 Ludwig van Beethoven (1770-1827)
Sonata in la maggiore op. 47 (Sonata a Kreutzer)

 

Domenica 18 novembre 2018 (Teatro Vittoria, ore 16.30 – serie Didomenica) si esibisce per la prima volta in una stagione dell’Unione Musicale la violinista tedesca Antje Weithaas, fra le interpreti più richieste al giorno d’oggi per carisma, sensibilità, rigore esecutivo e stilistico.
Definita dalla rivista FonoForum «una delle grandi violiniste del nostro tempo», Antje Weithaas ha un repertorio amplissimo che spazia dal Seicento ai giorni nostri e le viene unanimemente riconosciuta la capacità di valorizzare ogni dettaglio del pensiero musicale con irresistibile intelligenza e abilità tecnica. Il suo carisma e la sua presenza sul palcoscenico affascinano, senza però mettere in ombra i brani che affronta, perché per lei la musica viene sempre prima di tutto.
Il suo profondo desiderio di autenticità l’ha tenuta lontana dallo star system più patinato, ma le ha permesso di realizzare una poliedrica carriera come solista, camerista e insegnante presso la Hochschule für Musik Hanns Eisler di Berlino ed è stata inoltre direttrice artistica per quasi dieci anni della Camerata di Berna, formazione con la quale ha inciso numerosi lavori di Mendelssohn, Beethoven e Brahms.

Tra le caratteristiche per le quali Antje Weithaas è particolarmente apprezzata c’è la straordinaria bellezza del suo suono, che è «come l’argento, flessibile e carico di bagliori di luce». In una recente intervista rilasciata in esclusiva per l’Unione Musicale ci ha parlato del suo strumento: « Ho scelto un violino di Peter Greiner (2001) perché mi permette di creare tutti i colori che percepisco nel mio orecchio interiore. Ho bisogno di una vasta gamma dinamica, di un suono fortemente caratterizzato e, naturalmente, di un timbro bellissimo».

Per il concerto di Torino Antje Weithaas sarà accompagnata da un pianista d’eccezione: Thomas Hoppe, che per vari anni è stato accompagnatore di Itzhak Perlman alla Julliard School e ha sviluppato una solida reputazione come pianista collaboratore di eminenti solisti – tra i quali Joshua Bell, Antje Weithaas, Mihaela Martin, Stefan Milenkovich, Jens Peter Maintz, Alban Gerhardt e Frans Helmerson – negli Stati Uniti e in Europa.
Docente, come Antje Weithaas, alla Hochschule für Musik Hanns Eisler di Berlino, Hoppe ricopre inoltre l’incarico di pianista ufficiale di importanti concorsi internazionali, tra i quali il Queen Elizabeth di Bruxelles, il Joseph Joachim di Hannover, il Feuermann di Berlino e l’ARD di Monaco.

Sui leggii tre capisaldi della letteratura per violino e pianoforte:
Pagina dall’amabilità colloquiale e dalla delicata tenerezza lirica, la Sonata in la maggiore op. 100 di Brahms ha un tono nostalgico e sentimentale tipico del Romanticismo tedesco e si riallaccia all’esperienza schubertiana e mendelssohniana. Insieme alle Sonate op. 78 e op. 108, l’op 100 appartiene alla piena maturità di Brahms che distrusse gran parte della sua produzione giovanile per violino e pianoforte, poiché non aveva superato il giudizio della sua severa autocritica. Il compositore era infatti alla ricerca di una soluzione formale e di equilibrio sonoro tra i due strumenti prediletti, che salvaguardasse sia la propria poetica introspettiva sia il confronto imprescindibile con la tradizione.
Nelle opere mature il rapporto fra violino e pianoforte viene piegato da Brahms in direzione di un romanticismo intimistico, in cui si rivela essenziale la rinuncia agli aspetti più appariscenti del virtuosismo. Del violino viene esalta la vocazione cantabile e al pianoforte è attribuito il ruolo di complice, più che di interlocutore, con una scrittura che si presenta addirittura preminente rispetto allo strumento ad arco.

Seguirà la Sonata per violino e pianoforte di Janáček, il cui itinerario compositivo risente in modo evidente dei contraccolpi emotivi e psicologici della Prima Guerra Mondiale. Partito da un’idea patriottica e da intenti nazionalistici, Janáček col tempo rivide le sue posizioni e rese, anche musicalmente, più contrastante l’insieme di sensazioni che la guerra gli aveva suggerito. La lunga gestazione della Sonata non riguarda soltanto gli aspetti formali, in direzione di una forma affrancata dalla tradizione e originale, ma si rispecchia anche nell’oscillazione tra differenti stati d’animo, tra aggressività e introversione, ansia e speranza.
«La Sonata di Janáček – ha dichiarato Antje Weithaas – ha un linguaggio così unico che ogni performance è sempre una sfida per l’esecutore: esprime così tante emozioni estreme – dalla disperazione più profonda ai momenti più poetici, dalla brutalità alla dolcezza – e tutte si trascolorano da un momento all’altro. Ogni nota in questo pezzo ha un significato ed è piena del tipico spirito di Janáček. Per me è uno dei brani più toccanti e emozionanti del mio repertorio».

Il concerto terminerà con la Sonata op. 47 “a Kreutzer”, pagina che occupa un posto del tutto particolare rispetto alle altre Sonate di Beethoven per proporzioni, rapporto fra i due strumenti, ambizioni espressive. Se già nelle sue prime Sonate violinistiche, ispirandosi all’esempio di Mozart, Beethoven aveva “promosso” lo strumento ad arco a un ruolo paritario rispetto a quello a tastiera, la Sonata op. 47 presenta nuove ambizioni che emergono già dal frontespizio della prima edizione a stampa del lavoro: «Sonata per il pianoforte ed un violino obbligato, scritta in uno stilo [sic] molto concertante, quasi come d’un Concerto».
Lo stile concertante è in effetti un elemento prioritario del discorso musicale e fin dall’introduzione lenta del primo movimento il violino e il pianoforte si presentano come entità frontalmente contrapposte, dalla pronunciata individualità.

La versione completa dell’intervista esclusiva rilasciata da Antje Weithaas per l’Unione Musicale può essere consultata alla pagina http://www.unionemusicale.it/linterazione-tra-pubblico-e-artista-rende-ogni-concerto-unico-e-irripetibile-intervista-esclusiva-a-antje-weithaas/

 

poltrone numerate, euro 20
in vendita online e presso la biglietteria di Unione Musicale

ingressi, euro 12 e riduzioni per i giovani fino a 21 anni
in vendita il giorno del concerto presso il Conservatorio dalle ore 20.30

BIGLIETTERIA
Unione Musicale, piazza Castello 29 – 101023 Torino
tel. 011 566 98 11 – info@unionemusicale.it
orario di apertura: martedì e mercoledì 13-17 – venerdì 10.30-14.30

 

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