venerdì 18 dicembre 2015 ore 21

Conservatorio G. Verdi, piazza Bodoni – Torino

serie pari

 

András Schiff pianoforte

HAYDN, MOZART, BEETHOVEN, SCHUBERT: LE ULTIME SONATE (primo concerto)

 

Franz Joseph Haydn Sonata in do maggiore Hob. XVI n. 50

Ludwig van Beethoven Sonata in mi maggiore op. 109

Wolfgang Amadeus Mozart Sonata in do maggiore K. 545

Franz Schubert Sonata in do minore D. 958

Segnaliamo che il secondo appuntamento di András Schiff

con le ultime sonate di Haydn, Mozart, Beethoven e Schubert

sarà giovedì 7 gennaio 2016 – ore 21 (serie dispari).

Venerdì 18 dicembre (serie pari) primo appuntamento all’Unione Musicale con András Schiff, per esplorare l’ultima produzione pianistica di Haydn, Mozart, Beethoven e Schubert (il secondo concerto è previsto per giovedì 7 gennaio, Conservatorio G. Verdi, ore 21, serie dispari).

Interprete di assoluto riferimento per quel che concerne il repertorio pianistico classico, Schiff ha eseguito più volte dal vivo l’integrale del Clavicembalo ben temperato di Bach, delle Sonate di Mozart e di Schubert e, tra il 2004 e il 2009, il ciclo completo delle 32 Sonate per pianoforte di Beethoven in venti città negli Stati Uniti e in Europa.

Dice Schiff che nella sua carriera ha spesso passato alcuni anni in stretta compagnia con un autore, come Bach, Schubert, Mozart, ultimamente Beethoven, affrontandone tutte le opere pianistiche, lasciandosi ogni volta assorbire, assimilare e modificare. Dopo aver portato in sala da concerto le diverse integrali, ora Schiff ha scelto di dedicarsi a un programma ritagliato sulle ultime Sonate di più autori. L’idea nasce da quelle schubertiane: sublimi ma immense, impossibile suonarle in una stessa serata, come invece era solito fare con le ultime tre Sonate di Beethoven. Dal desiderio di riprendere quelle pagine di Schubert è scaturita la scelta di affiancarle alle ultime Sonate di Mozart e di Beethoven, ma anche di Haydn, per creare una combinazione ideale con le intense partiture schubertiane. Schiff ha dalla sua una tavolozza di colori di rara ricchezza e quella capacità di concepire il senso profondo del brano che esegue da cui nasce la sua inconfondibile e perspicace finezza nelle sfumature.

Nel primo concerto si potrà ascoltare la Sonata in do maggiore Hob. XVI n. 50, una delle massime realizzazioni pianistiche di Haydn, in cui all’interno della classica forma-sonata il monotematismo è perseguito con stupefacente tenacia costruttiva; non è tanto il fatto che il secondo tema è una diversa versione del primo a meravigliarci ma lo è piuttosto la spontanea germinazione dell’intero discorso che, nella sua varietà, è sempre riconducibile alle sei battute iniziali del primo tema. Sperimentazione e divertimento nell’ultimo Haydn sono tutt’uno, a riprova di una felicità creativa nata nello spirito di un eterno presente: poiché, come scrisse Nietzsche, la musica di Haydn è senza passato.

La Sonata in mi maggiore op. 109 di Beethoven presenta due movimenti mossi, brevi e concisi, che si susseguono senza soluzione di continuità e che tendono verso un finale, vero fulcro di tutto il brano, concepito come un tema con sei variazioni. Il principio della variazione, qui come nelle altre opere dello stesso periodo, non è più inteso in senso edonistico come elegante abbellimento del tema, ma elaborazione complessa ed estrosa di un’idea base in continua evoluzione. L’accostamento insolito dei movimenti e il carattere improvvisatorio della scrittura costituiscono il fondamento di quella dimensione “aperta”, tipica dell’ultima maniera beethoveniana.

La Sonata in do maggiore K. 545, celeberrima, anche detta “facile”, è stata terminata nel giugno del 1788. Sarà pubblicata dopo la morte di Mozart che l’aveva intitolata Piccola sonata per principianti. Il sottotitolo Sonata facile trae in inganno poiché la composizione contiene invece passaggi piuttosto insidiosi, come gli arpeggi spezzati e le scale veloci dell’Allegro o gli effetti eco nel Rondò. Allegretto. L’Andante, interamente costruito su un basso albertino, è un sorprendente esempio di stile galante: uno stile che Mozart adatta nuovamente proprio quando sta lavorando alle grandi Sinfonie.

La Sonata in do minore D. 958 di Schubert è quella che maggiormente risente dell’esempio di Beethoven, non tanto nella forma quanto in alcuni temi e caratteri. Tipicamente beethoveniano è, ad esempio, il gesto di sfida del tema iniziale, che però continua in modo del tutto schubertiano nel secondo tema, stemperandosi in un clima di più serena accettazione. Quello che poi Schubert inventa nello sviluppo va al di là di ogni modello classico e ha del visionario: si tratta di musica che procede per impressioni giustapposte, dove non c’è un filo deduttivo che la coscienza possa seguire. Se vogliamo attenerci al puro dato musicale, possiamo dire che è una musica quasi alle soglie dell’informale; se vogliamo invece interpretarlo, non possiamo che sentire in questo un inquietante smarrimento. Lo stesso che turba con episodi di disperazione il tema che sempre ritorna nell’Adagio, il quale sembra avere il compito di arginare, con il suo nobile contegno, la tragica consapevolezza del nulla su cui poggia la vita. Il Finale, un elaborato rondò, è una macabra tarantella che sembra guardare alla morte con atteggiamento stralunato e incosciente: nel corso della sua lunga galoppata è interrotta da un avvincente episodio che sa di leggenda e da un’inattesa estasi lirica.

 

Per ulteriori informazioni >> http://www.unionemusicale.it/concerti/andras-schiff-18-12-2015/

poltrone numerate, euro 28 – ingressi, euro 20

 

NUOVO ORARIO DI BIGLIETTERIA (dal mese di dicembre):

martedì e mercoledì 12.30-17

giovedì e venerdì 10.30-14.30

 

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